Tuesday, March 2, 2010

Amore Insuperabile | La bocca del lupo di Pietro Marcello

"Non si è vista nemmeno un po' Genova". Così, con il cuore ancora crepato, sento bisbigliare, dietro di me, al termine della proiezione.

Lo sguardo di Pietro Marcello su Genova è uno slittamento continuo in almeno tre direzioni. Quella spaziale, un'inquadratura fissa con un nave che placida, appunto, slitta dentro il campo e poi esce, altre volte sarà un treno che penetra come il burro il ventre molle della città, altre ancora una gru con il suo lavorìo inanimato. Oggetti meccanici tracciano linee apparentemente razionali e perfette, intorno ad essi, appena visibili, uomini, anzi ombre umane imprecisate che vagano senza meta in un acqueo girone dantesco.

La poetica di Marcello slitta di continuo anche nel tempo. Le meravigliose immagini d'archivio sapientemente intrecciate al girato creano un merletto d'immagini che di fatto circonda e mette in risalto una scena centrale che entra di diritto nella storia del cinema italiano. Quasi un unico piano sequenza capace di condensare dentro di esso tutta la portata rivoluzionaria della tenerezza più spietata, e di far slittare ancora una volta lo sguardo, questa volta, dal metafisico al fisico. Super-fisico direi, vista la presenza scenica di Enzo, debordante protagonista, che a prima vista (in locandina soprattutto) rischiamo di confondere col personaggio cult di un "Insuperabile" spot televisivo di parecchi anni fa. Al diamante centrale, dicevamo, ci si arriva per gradi, lentamente, elegantemente. Non è un caso infatti che il film abbia vinto premi prestigiosi come il miglior film all'ultimo Torino Film Festival e il miglior documentario a Berlino.

Marcello si preoccupa di filmare l'invisibile e, a giudicare dalle reazioni di chi stava dietro di me, ci riesce con successo.