"Maestro mi dica, come la devo chiamare?"
"Chiamami Fefè"
Tra gli innumerevoli aneddoti raccontati da Sergio Rubini sabato scorso 27 marzo 2010 al MAMbo di Bologna c'è questo, ovvero l'appellativo che "Il Faro" (questa volta il vero soprannome di Fellini tra gli addetti ai lavori, sempre citando Rubini) aveva scherzosamente richiesto, per se stesso, all'allora attore esordiente pugliese.
Rubini, ospite del MAMbo in occasione della riuscita Mostra su Fellini, è un fiume in piena. La sua esperienza per "L'Intervista", capolavoro metacinematografico del Faro, le abbuffate "alli Castelli" con la solita bad-company (Fellini, Mastroianni, Panelli, etc...), la Sera dello Smemoramento e tanto altro.
Ma andiamo con ordine. L'esposizione si dimostra subito godibile, soprattutto per i tanti parallelismi tra l'opera di Fellini e il "suo" tempo. Mi sorprendo a perdermi di continuo tra gli articoli di costume dell'epoca. Incontro quindi, orde di giovani che escono dai locali improvvisando balli torridi per le vie del centro di Roma in piena notte, spalanco gli occhi di fronte ai continui spogliarelli improvvisati dalle tante aspiranti starlette di cinecittà, sorrido ironico per le staffilate benpensanti della stampa dell'epoca.
Vedere Fellini attraverso la sua soggettiva. La mostra ritorna spesso su questo fil rouge attraverso gli articoli di costume e di cronaca da cui il Faro traeva ispirazione ma non solo, anche tramite le tante facce e storie delle persone che avrebbero fatto di tutto pur di recitare o semplicemente partecipare ad un suo set. Da qui, valanghe di lettere con foto e testi giustamente improbabili.
Mentre scopro la passione di Fellini, ante-ghezziana, per il fuory-sinc mi vedo passare davanti ad uno schermo la sagoma di Rubini che scorre veloce effettuando un sopralluogo di rappresentanza della mostra. Una voce poco dopo annuncia la sua conferenza al piano sotterraneo.
Non c'è bisogno nemmeno di fargli le domande, il regista de "La Terra" trasuda Fellini da tutti i pori. Ci racconta come capiti spesso di parlare del Maestro tra persone che hanno avuto la fortuna di lavorare con lui e di scoprire di avere tutti quanti dei ricordi diversi, quasi sempre contrastanti, memorie che disegnano un quadro psicologico veramente bizzarro. "Non semplicemente un bugiardo, ma un infaticabile costruttore di realtà parallele".
Fellini faceva cinema vivendo, quello che andava sullo schermo era solo una deriva del suo quotidiano lavorìo immaginativo. Fellini a Rubini (che è stato appena scelto per interpretare Fellini da giovane per "L'Intervista"): "Di che segno sei Sergio?, "Sagittario", e poco dopo, sempre Fellini, di fronte al produttore del film, "Carissimo ti presento Sergio, capricorno come me!".
"Quando il Maestro ha scelto Benigni e non me per La Voce della Luna ci sono rimasto veramente male, non solo per la mancata occasione lavorativa, ma anche e soprattutto per non poter far parte ancora una volta di un gruppo. Di quel gruppo." Attorno a Fellini, com'è noto, vigeva il regime dittatoriale della goliardìa. Ma non solo: "Fellini era uno che insegnava col gioco e con l'esperienza, mai con le lezioni e i consigli impartiti dalla cattedra di un maestro. Se vuoi fare un lavoro in cui vuoi dire la tua su quello che ti sta attorno, non puoi dormire fino a tardi. Questo Fellini non te lo insegnava dicendotelo ma semplicemente chiamandoti tutte le mattine alle 6 e mezza senza farti pesare il fatto che tu fossi palesemente ancora a letto. Inizialmente fu dura, passavo le serate con Margherita (Buy) per allenare la voce, per sembrare sveglio. Poi capii."
E poi al ristorante al Fico e al Fico Nuovo intorno a Roma, dove Fellini e la sua ciurma amava ritirarsi le sere d'estate a cenare e a ..."fare il teatro". Cos'era il teatro? Semplice, Mastroianni si nascondeva dietro una porta ad arco molto ampia dalla quale entrava in scena Panelli con un giornale sottobraccio pronto a sedersi su di una sedia al centro della sala gridando "Stitichezza!" (il titolo della scenetta). Dopodichè da dietro si udiva Mastroianni fare dell'iper-realistico sound-design per i problemi intestinali di Panelli.
Meraviglioso anche l'aneddoto del parcheggiatore del Fico Nuovo, un omone un po' spostato opportunamente addestrato da Fellini che ogni volta che si recava al ristorante con qualche ospite nuovo chiedeva a gran voce al posteggiatore: "Che film faccio io? digli un po' che film faccio io?" e lui gridando scompostamente: "Privi di contenuti sociali, dottore, privi di contenuti sociali".
"Fellini. Dall'Italia alla Luna." al Museo d'Arte Moderna di Bologna fino al 25 Luglio 2010.
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