<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7000124497661918971</id><updated>2011-11-27T16:08:40.485-08:00</updated><title type='text'>IMPROVVISI PER ELABORATORE ELETTRONICO</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://davidesada.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>deSad</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17799510437157792938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>9</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7000124497661918971.post-1709761451605594746</id><published>2010-05-10T09:07:00.001-07:00</published><updated>2010-05-10T09:10:32.118-07:00</updated><title type='text'>Marea nera che purifica | Black Rebel Motorcycle Club ai Magazzini Generali (Milano) il 7 Maggio 2010</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/S-gv0-b21pI/AAAAAAAAAHI/OmHZwn59e04/s1600/BRMC.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/S-gv0-b21pI/AAAAAAAAAHI/OmHZwn59e04/s320/BRMC.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5469674334601008786" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se chiudo gli occhi vedo nero.&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;Se chiudo gli occhi ci  vedo più chiaro.&lt;br /&gt;&lt;div id=":1nx" class="ii gt"&gt;&lt;p&gt;Se ascolto nero mi sento meglio, inseguendo  una sottile scia di rumore bianco.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Notte/feedback.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Non c’è molto da dire se a parlare sono i muri. Muri alti come i forni di acciaierie riaccese dopo decenni per &lt;span&gt;&lt;/span&gt;fondere  i cuori. Si naviga a svista, ogni passo un colpo di grande cassa, intorno a me tante anime.&lt;span&gt; &lt;/span&gt;Anche  voi qui a mangiare la polvere della Death Valley? Ne deve essere rimasto qualche granello sulla pelle di quella grande cassa. &lt;span&gt; &lt;/span&gt;Ho fame.&lt;/p&gt;            &lt;p&gt;Ribelle 1, la sua sagoma è disegnata da un potente fascio di luce bianco alle sue spalle. Ribelle 1 possiede quattro corde  di ferro con le quali ci tiene i polsi legati. Non c’è modo di liberarsi. Comanda le sue funi con una chiave in cima a un ponte, roteandola cambia la qualità  degli elettroni nell’aria. Ad ogni giro è come se un cacciavite svitasse la vite che tiene assieme il mio cervello alla colonna vertebrale. &lt;span&gt;&lt;/span&gt;Mi  permette&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;finalmente di non disporre di me stesso. Ribelle 2 invece non ha  pretese di controllo. E’ equal-ocalizzato ad un livello più alto e ha il compito di far&lt;span&gt; &lt;/span&gt;vibrare e  disperdere nella stanza, come sciami di api ubriache, quei palloncini gonfiati oramai completamente staccati dalla loro sede  spinale d’origine. Dallo scontro continuo si genera energia.&lt;span&gt;&lt;/span&gt;  Non rimane che Ribelle 3, al centro, a dettare il ritmo delle operazioni, a serializzare la carneficina del Contemporaneo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il  nero come somma dei colori tutti. &lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7000124497661918971-1709761451605594746?l=davidesada.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://davidesada.blogspot.com/feeds/1709761451605594746/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2010/05/marea-nera-che-purifica-black-rebel.html#comment-form' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/1709761451605594746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/1709761451605594746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2010/05/marea-nera-che-purifica-black-rebel.html' title='Marea nera che purifica | Black Rebel Motorcycle Club ai Magazzini Generali (Milano) il 7 Maggio 2010'/><author><name>deSad</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17799510437157792938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/S-gv0-b21pI/AAAAAAAAAHI/OmHZwn59e04/s72-c/BRMC.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7000124497661918971.post-9171732391682559455</id><published>2010-04-06T02:51:00.000-07:00</published><updated>2010-04-06T02:54:19.747-07:00</updated><title type='text'>Omaggio a ... Fefè | ''Fellini. Dall'Italia alla Luna'' @ MAMbo Bologna</title><content type='html'>&lt;h1&gt;&lt;img title="fellini.jpg" alt="fellini.jpg" src="https://mail.google.com/mail/?ui=2&amp;amp;ik=51f34f94b3&amp;amp;view=att&amp;amp;th=127d279aa78f1b5e&amp;amp;attid=0.1&amp;amp;disp=emb&amp;amp;realattid=ii_127ba1100067e959&amp;amp;zw" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;"Maestro  mi dica, come la devo chiamare?"&lt;br /&gt;"Chiamami Fefè"&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra gli innumerevoli aneddoti raccontati da  Sergio Rubini sabato scorso 27 marzo 2010 al MAMbo di Bologna c'è  questo, ovvero l'appellativo che "Il Faro" (questa volta il vero  soprannome di Fellini tra gli addetti ai lavori, sempre citando Rubini)  aveva scherzosamente richiesto, per se stesso, all'allora attore  esordiente pugliese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rubini, ospite del MAMbo in occasione della riuscita Mostra su  Fellini, è un fiume in piena. La sua esperienza per "L'Intervista",  capolavoro metacinematografico del Faro, le abbuffate "alli Castelli"  con la solita bad-company (Fellini, Mastroianni, Panelli, etc...), la  Sera dello Smemoramento e tanto altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma andiamo con ordine. L'esposizione si dimostra subito godibile,  soprattutto per i tanti parallelismi tra l'opera di Fellini e il "suo"  tempo. Mi sorprendo a perdermi di continuo tra gli articoli di costume  dell'epoca. Incontro quindi, orde di giovani che escono dai locali  improvvisando balli torridi per le vie del centro di Roma in piena  notte, spalanco gli occhi di fronte ai continui spogliarelli  improvvisati dalle tante aspiranti starlette di cinecittà, sorrido  ironico per le staffilate benpensanti della stampa dell'epoca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedere Fellini attraverso la sua soggettiva.  La mostra ritorna  spesso su questo fil rouge attraverso gli articoli di costume e di  cronaca da cui il Faro traeva ispirazione ma non solo, anche tramite le  tante facce e storie delle persone che avrebbero fatto di tutto pur di  recitare o semplicemente partecipare ad un suo set. Da qui, valanghe di  lettere con foto e testi giustamente improbabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre scopro la passione di Fellini, ante-ghezziana, per il  fuory-sinc mi vedo passare davanti ad uno schermo la sagoma di Rubini  che scorre veloce effettuando un sopralluogo di rappresentanza della  mostra. Una voce poco dopo annuncia la sua conferenza al piano  sotterraneo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'è bisogno nemmeno di fargli le domande, il regista de "La  Terra" trasuda Fellini da tutti i pori. Ci racconta come capiti spesso  di parlare del Maestro tra persone che hanno avuto la fortuna di  lavorare con lui e di scoprire di avere tutti quanti dei ricordi  diversi, quasi sempre contrastanti, memorie che disegnano un quadro  psicologico veramente bizzarro. "Non semplicemente un bugiardo, ma un  infaticabile costruttore di realtà parallele".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fellini faceva cinema vivendo, quello che andava sullo schermo era  solo una deriva del suo quotidiano lavorìo immaginativo. Fellini a  Rubini (che è stato appena scelto per interpretare Fellini da giovane  per  "L'Intervista"): "Di che segno sei Sergio?, "Sagittario", e poco  dopo, sempre Fellini, di fronte al produttore del film, "Carissimo ti  presento Sergio, capricorno come me!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Quando il Maestro ha scelto Benigni e non me per La Voce della Luna  ci sono rimasto veramente male, non solo per la mancata occasione  lavorativa, ma anche e soprattutto per non poter far parte ancora una  volta di un gruppo. Di quel gruppo." Attorno a Fellini, com'è noto,  vigeva il regime dittatoriale della goliardìa. Ma non solo: "Fellini era  uno che insegnava col gioco e con l'esperienza, mai con le lezioni e i  consigli impartiti dalla cattedra di un maestro. Se vuoi fare un lavoro  in cui vuoi dire la tua su quello che ti sta attorno, non puoi dormire  fino a tardi. Questo Fellini non te lo insegnava dicendotelo ma  semplicemente chiamandoti tutte le mattine alle 6 e mezza senza farti  pesare il fatto che tu fossi palesemente ancora a letto. Inizialmente fu  dura, passavo le serate con Margherita (Buy) per allenare la voce, per  sembrare sveglio. Poi capii."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi al ristorante al Fico e al Fico Nuovo intorno a Roma, dove  Fellini e la sua ciurma amava ritirarsi le sere d'estate a cenare e a  ..."fare il teatro". Cos'era il teatro? Semplice, Mastroianni si  nascondeva dietro una porta ad arco molto ampia dalla quale entrava in  scena Panelli con un giornale sottobraccio pronto a sedersi su di una  sedia al centro della sala gridando "Stitichezza!" (il titolo della  scenetta). Dopodichè da dietro si udiva Mastroianni fare  dell'iper-realistico sound-design per i problemi intestinali di Panelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meraviglioso anche l'aneddoto del parcheggiatore del Fico Nuovo, un  omone un po' spostato opportunamente addestrato da Fellini che ogni  volta che si recava al ristorante con qualche ospite nuovo chiedeva a  gran voce al posteggiatore: "Che film faccio io? digli un po' che film  faccio io?" e lui gridando scompostamente: "Privi di contenuti sociali,  dottore, privi di contenuti sociali".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.mambo-bologna.org/mostre/mostra-3/" target="_blank"&gt;"Fellini. Dall'Italia alla Luna."&lt;/a&gt; al Museo d'Arte  Moderna di Bologna fino al 25 Luglio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7000124497661918971-9171732391682559455?l=davidesada.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://davidesada.blogspot.com/feeds/9171732391682559455/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2010/04/omaggio-fefe-fellini-dallitalia-alla.html#comment-form' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/9171732391682559455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/9171732391682559455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2010/04/omaggio-fefe-fellini-dallitalia-alla.html' title='Omaggio a ... Fefè | &apos;&apos;Fellini. Dall&apos;Italia alla Luna&apos;&apos; @ MAMbo Bologna'/><author><name>deSad</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17799510437157792938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7000124497661918971.post-4578412279844565518</id><published>2010-03-02T01:41:00.000-08:00</published><updated>2010-03-02T02:18:04.731-08:00</updated><title type='text'>Amore Insuperabile | La bocca del lupo di Pietro Marcello</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/S4zdZmAe0aI/AAAAAAAAAG4/fuMPml8xyqo/s1600-h/bocca+lupo.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 222px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/S4zdZmAe0aI/AAAAAAAAAG4/fuMPml8xyqo/s320/bocca+lupo.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5443969481353122210" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;"Non si è vista nemmeno un po' Genova". Così, con il cuore ancora crepato, sento bisbigliare, dietro di me, al termine della proiezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sguardo di Pietro Marcello su Genova è uno slittamento continuo in almeno tre direzioni. Quella spaziale, un'inquadratura fissa con un nave che placida, appunto, slitta dentro il campo e poi esce, altre volte sarà un treno che penetra come il burro il ventre molle della città, altre ancora una gru con il suo lavorìo inanimato. Oggetti meccanici tracciano linee apparentemente razionali e perfette, intorno ad essi, appena visibili, uomini, anzi ombre umane imprecisate che vagano senza meta in un acqueo girone dantesco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La poetica di Marcello slitta di continuo anche nel tempo. Le meravigliose immagini d'archivio sapientemente intrecciate al girato creano un merletto d'immagini che di fatto circonda e mette in risalto una scena centrale che entra di diritto nella storia del cinema italiano. Quasi un unico piano sequenza capace di condensare dentro di esso tutta la portata rivoluzionaria della tenerezza più spietata, e di far slittare ancora una volta lo sguardo, questa volta, dal metafisico al fisico. Super-fisico direi, vista la presenza scenica di Enzo, debordante protagonista, che a prima vista (in locandina soprattutto) rischiamo di confondere col personaggio cult di un "Insuperabile" spot televisivo di parecchi anni fa. Al diamante centrale, dicevamo, ci si arriva per gradi, lentamente, elegantemente. Non è un caso infatti che il film abbia vinto premi prestigiosi come il miglior film all'ultimo Torino Film Festival e il miglior documentario a Berlino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marcello si preoccupa di filmare l'invisibile e, a giudicare dalle reazioni di chi stava dietro di me, ci riesce con successo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7000124497661918971-4578412279844565518?l=davidesada.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://davidesada.blogspot.com/feeds/4578412279844565518/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2010/03/amore-insuperabile-la-bocca-del-lupo-di.html#comment-form' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/4578412279844565518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/4578412279844565518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2010/03/amore-insuperabile-la-bocca-del-lupo-di.html' title='Amore Insuperabile | La bocca del lupo di Pietro Marcello'/><author><name>deSad</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17799510437157792938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/S4zdZmAe0aI/AAAAAAAAAG4/fuMPml8xyqo/s72-c/bocca+lupo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7000124497661918971.post-1993189365864360535</id><published>2010-02-24T02:58:00.000-08:00</published><updated>2010-02-24T03:15:23.945-08:00</updated><title type='text'>Il paese puzza dalla coda</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://farm3.static.flickr.com/2693/4376546349_a19120ed3e.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 361px; height: 500px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2693/4376546349_a19120ed3e.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Continuiamo a dirla contro ai politici ma il problema è contrario. Siamo noi che produciamo i politici. Siamo noi i miseri non loro. Come quando uno ha un buco nel tetto e bestemmia contro il...governo ladro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione è riparare il tetto. "Fix-the-hole".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardiamo cosa succede ogni  giorno (ieri la faccenda di fastweb veramente clamorosa). La corruzione, il malaffare, la mafina, la mafietta,  la mafiona, lo sgamo, il nepotismo, l'anarchia senza etica sono il mattone fondante di ogni cosa in "sto paese qui" (come direbbe bersani). Ti basta arrivare un semplice gradino sopra l'ultimo per rendertene conto.  E' accaduto anche al sottoscritto in passato. Mi capitò infatti (inspiegabilmente), di acquisire un briciolo di potere in più, forse mezzo briciolo. Di lì a poco tutto cambiò. Partirono inviti a feste, regali imbarazzanti, falsi amici, falsi corteggiamenti, proposte indecenti, ipotesi di complotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il p(a)esce  signori miei puzza dalla coda. Non è destra/sinistra purtroppo, ma non è nemmeno politica/società civile. Il parassita è dentro di noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo io ogni volta che vedo, leggo qualcosa e mi indigno per l'ennesima volta,  sapete cosa faccio? Io chiedo scusa. Sì io stesso chiedo scusa per quello che capita e che incrocia la mia vita. Dico "ho capito, sto sbagliando, ti ringrazio per avermelo fatto capire, ho imparato la lezione e da domani sarò migliore". Oppure "grazie per il segnale che mi stai dando e scusami ancora."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per cambiare il macrocosmo bisogna cambiare il micro e l'inizio di tutto è dentro di noi. Dentro siamo tutti collegati, anche Gasparri è semplicemente un'altra versione di voi stessi. Chiedete scusa per Bertolaso, imparate dalle nefandezze di Prosperini, gioite dei furti di Scaglia.&lt;br /&gt;Provate anche voi, il mattino avrà un altro sapore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7000124497661918971-1993189365864360535?l=davidesada.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://davidesada.blogspot.com/feeds/1993189365864360535/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2010/02/fixing-hole.html#comment-form' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/1993189365864360535'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/1993189365864360535'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2010/02/fixing-hole.html' title='Il paese puzza dalla coda'/><author><name>deSad</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17799510437157792938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm3.static.flickr.com/2693/4376546349_a19120ed3e_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7000124497661918971.post-5788100247775384425</id><published>2010-02-16T05:34:00.001-08:00</published><updated>2010-02-16T05:34:53.378-08:00</updated><title type='text'>Pruriti d'autore | Peter Gabriel - Scratch My Back</title><content type='html'>&lt;img alt="http://991.com/newGallery/Peter-Gabriel-Scratch-My-Back-495472.jpg" src="http://991.com/newGallery/Peter-Gabriel-Scratch-My-Back-495472.jpg" width="333" height="333" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno ha mai studiato l'origine dei pruriti? Da dove e perchè vengono originati? Cosa vuole comunicarci il nostro corpo quando impone la sua presenza in maniera così subdola e pressante? Non c'è ragione, sono senza senso, a parte quello di darci un dolce e gradevolissimo sollievo dopo la ... grattatina. Il nuovo album di Peter Gabriel è una grattatina da camera. Il capriccio, la "voglia" di un artista enorme che probabilmente ha creato una nuova forma di interpretazione musicale.&lt;br /&gt;Fatico a definire "cover" i brani che compongono "Scratch My Back". I brani originali, infatti, sono come portati a una sorta di grado zero dell'esistenza, un'immaterialità che scorre magnificamente in equilibrio tra il fastidio della melodia non confermata e il fascino mostruoso della sua metafisica. Ho per le orecchie un disco cubista. Un disco macabro e cubista, dove si aggirano gli spettri di magnifiche canzoni d'autore, omaggiate e mai-cantate da uno scompositore d'eccezione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7000124497661918971-5788100247775384425?l=davidesada.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://davidesada.blogspot.com/feeds/5788100247775384425/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2010/02/pruriti-dautore-peter-gabriel-scratch.html#comment-form' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/5788100247775384425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/5788100247775384425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2010/02/pruriti-dautore-peter-gabriel-scratch.html' title='Pruriti d&apos;autore | Peter Gabriel - Scratch My Back'/><author><name>deSad</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17799510437157792938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7000124497661918971.post-1733894090265905808</id><published>2010-02-16T05:27:00.004-08:00</published><updated>2010-02-16T05:34:02.556-08:00</updated><title type='text'>Futuro già classico | Underworld Vs The Misterons - Athens</title><content type='html'>&lt;img alt="http://cdn.pitchfork.com/media/underworld.jpg" src="http://cdn.pitchfork.com/media/underworld.jpg" width="339" height="339" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Scoperto per sbaglio (stavo cercando di capire che fine avesse fatto quel magnifico programma che era Il Terzo Anello) dal sito di Radio 3, Athens non è una novità, il disco è del novembre scorso ed è firmato dagli Underworld assieme a Darren Rice (collaboratore in studio di sempre del duo) e Steven Hall.&lt;br /&gt;Come spesso capita, quando è un disco che ti viene a cercare, non è per caso. Da settimane ne sono ossessionato. Si tratta di una collezione di cover o meglio dis-cover, dove la scoperta è duplice: senza dubbio la sorpresa di trovare artisti così distanti dalla house-music-cassa-in-quattro che ha reso celebri i 'sottomondo', ma poi anche quell'approccio così 'free' che pervade tutto l'album. L'atmosfera è quella di una jam-session...siderale.&lt;br /&gt;Il suono delle batterie, il riverbero-sala, i fruscii, sono in primo piano, gli artifici post-produttivi, sia pur presenti, assumono la dimensione di una materia fantasmatica che suona a priori. Spesso mi sono ritrovato a pensare, erroneamente, "beh sì questo basso c'è anche nell'originale".&lt;br /&gt;La successione dei brani è quasi senza soluzione di continuità, la dimensione mantrica di molti dei brani permette all'ascoltatore di entrare letteralmente in un mondo parallelo. Entrarci in profondità. Senza accorgersi che si sta passando da un fricchettonissimo Soft Machine d'annata a uno 'stiloso' squarepusher. Il link si fa spirituale, invisibile, inaudibile a meno di cancellarci a nostra volta.&lt;br /&gt;(info: &lt;a href="http://www.underworld-misterons-athens.com/" target="_blank"&gt;http://www.underworld-&lt;wbr&gt;misterons-athens.com/&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7000124497661918971-1733894090265905808?l=davidesada.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://davidesada.blogspot.com/feeds/1733894090265905808/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2010/02/futuro-gia-classico-underworld-vs.html#comment-form' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/1733894090265905808'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/1733894090265905808'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2010/02/futuro-gia-classico-underworld-vs.html' title='Futuro già classico | Underworld Vs The Misterons - Athens'/><author><name>deSad</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17799510437157792938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7000124497661918971.post-7130290508264405341</id><published>2009-11-24T14:33:00.000-08:00</published><updated>2009-11-24T14:45:00.804-08:00</updated><title type='text'>7-14-21-28 di RezzaMastrella. Numeri che contano.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/Swxf2utkxQI/AAAAAAAAAFc/wpZ9D7HMzlI/s1600/rezza.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 212px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/Swxf2utkxQI/AAAAAAAAAFc/wpZ9D7HMzlI/s320/rezza.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407802646421882114" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 12"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 12"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CDESADP%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;link rel="themeData" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CDESADP%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_themedata.thmx"&gt;&lt;link rel="colorSchemeMapping" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CDESADP%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_colorschememapping.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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Smanioso, decido di non sottrarmi alla “sottrazione che ci fa sparire”. La sottrazione nel caso di Antò (mi concedo la confidenza tipica del seguitore di nicchia, non me ne voglia il singolo lettore) è come sempre quella del significato. La sua sconfitta definitiva ci attende, in prima nazionale nel corroso e già preventivamente terremotato Teatro Astra.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Giusto il tempo di fare l’incontro con alcuni venditori, dichiaratamente occasionali e illegali di strumenti di piacere intimo dai colori sgargianti e puff siamo dentro. Uno stimatissimo Ormezzano, poche file dietro di noi, ci osserva tra due enormi basette anarchiche. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dentro al nuovo universo rezziano, compaiono in assolvenza, per prime, le tipiche opere che compongono gli Habitat di Flavia Mastrella. Mentre si materializzano ho davanti a me la brochure di presentazione dello spettacolo e tra i due non posso fare a meno di scorgere un’assonanza meravigliosamente orientaleggiante. Dopo quest’ultimo barlume di senso, è tempo di annullarsi ed entrare, senza filtro, nel labirinto infernale delle “situazioni” di Antò, da anni oramai considerato (da se stesso e non solo) il miglior performer morente. La nuova produzione è fresca, esilarante e supera in quanto a raffinatezza e complessità tutte le altre precedenti. Rezza è in forma smagliante, per circa due ore ci rigira come spettatori allo spiedo senza mai risultare provocatorio per contratto.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Persino la blasfemia e l’imprecazione trovano qui una collocazione &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;che le rende eleganti e in perfetta armonia con le successive civiltà numeriche a confronto. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Si esce con le solite considerazioni e incredulità circa l’ingiusta collocazione “underground” del Nostro. Per fortuna i problemi ce li facciamo solo noi. Prossimamente (si spera prima che affondi definitivamente del fango dei maiali) in giro per tutto lo stivale. Info su http://www.rezzamastrella.com&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 12"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 12"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CDESADP%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;link rel="themeData" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CDESADP%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_themedata.thmx"&gt;&lt;link rel="colorSchemeMapping" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CDESADP%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_colorschememapping.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:trackmoves/&gt;   &lt;w:trackformatting/&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt; 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Numeri che contano.'/><author><name>deSad</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17799510437157792938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/Swxf2utkxQI/AAAAAAAAAFc/wpZ9D7HMzlI/s72-c/rezza.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7000124497661918971.post-8870283234297394507</id><published>2009-10-06T04:42:00.000-07:00</published><updated>2009-11-24T14:43:39.313-08:00</updated><title type='text'>Napoli Napoli Napoli. A Venezia.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/SwxhkX9U7aI/AAAAAAAAAFs/_PyDJ1fhBlM/s1600/napolinapolinapoli.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 142px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/SwxhkX9U7aI/AAAAAAAAAFs/_PyDJ1fhBlM/s200/napolinapolinapoli.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407804530099547554" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;I bambini vanno sempre e solo percossi sul deretano perchè non si sa mai con quale forza verrà&lt;/div&gt;&lt;div&gt;inflitto il colpo e si rischia di far loro troppo male. Seduto sul posto n.001 del treno per Venezia, prendo lezioni di violenza educatrice da una signora anziana accanto a me. Davanti a noi, più o meno a metà carrozza, uno sciame di infanti urlanti tutti eccittati per la gita appena iniziata. Se non fosse per la signora mi unirei a loro tanta la smania di arrivare al Lido. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Mi aspetta la visione del nuovo film di Abel Ferrara, il fuori-concorso "Napoli Napoli Napoli", proiettato nel primo pomeriggio in Sala Grande. Di tutti i film in qualche modo cercati, questo fu l'unico per il quale riuscii a trovare i biglietti; rimasero fuori purtroppo "Il cattivo tenente" di Herzog (memorabile la sua risposta "Abel Ferrara? Non so chi sia"), il terzo Tetsuo the Bullet Man di Tsukamoto e 36 vues du Pic Saint-Loup di Rivette.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;In una Sala Grande tutta color ambra e cuoio che non può non ricordarmi le mielose scenografie di  Dune, apprendiamo, pochi istanti prima dell'inizio del film, che Mike Bongiorno è morto. Siamo probabilmente i primi della Sala a saperlo complice la dipendenza cronica da smartphone che contraddistingue il sottoscritto e il suo baldo accompagnatore. Lasciamo che si propaghi dalla prima fila, dove sediamo, al fondo della sala un'onda di passaparola e ci godiamo cinicamente lo spettacolo opposto allo schermo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Mi piace andare al cinema lasciando che attorno al film si mantenga uno spesso velo di mistero. Non guardo mai i trailer, non leggo mai articoli o interviste inerenti una pellicola che ho scelto di vedere. Per questo ci tengo ad avvertire il lettore che,  da qui in poi, farò alcuni cenni all'impianto narrativo del film. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Come è risaputo Ferrara è da qualche anno "d'istanza" nel nostro paese, complice un rapporto venutosi a creare con alcuni produttori italiani. Di questo ne faccio spesso (vista la carenza cronica ovviamente) un motivo di vanto sciovinistico esagerato con alcuni amici stranieri amanti del cinema coi quali mi capita di scambiare &lt;/div&gt;&lt;div&gt;riflessioni via internet. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il film è il primo esperimento di Ferrara col documentario o meglio con la docu-fiction. Il risultato&lt;/div&gt;&lt;div&gt;è un incrocio tra un servizio di Annozero (a sua volta sempre molto e sempre più filmicizzati' e ibridati con la fiction...celebre la reinterpretazione attoriale della lettera di Veronica Lario al Corriere della Sera) e un esperimento di Herzog. Dove la prima parte è senza dubbio la più riuscita, complice soprattutto, il magnifico distacco di un'artista, sì straniero ma comunque originario di questo posti. Le parti più affascinanti sono soprattutto le interviste alle donne della Casa Circondariale di Pozzuoli. Valgono infatti molto di più i film raccontati e mai-girati (o meglio ancora girati ma dentro di noi) che escono dai loro &lt;/div&gt;&lt;div&gt;racconti che gli innesti "fiction" piuttosto posticci che Ferrara ha scritto per il film. A tratti anzi appaiono molto più filmiche e "fiction"le interviste reali, con quelle magnifiche lunghe pause che Ferrara ha tenuto in montaggio, che le storie di cruda violenza e tossicodipendenza presenti &lt;/div&gt;&lt;div&gt;nella parte narrativa. Paradossalmente troppo vere.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;L'inferno è triplice e la scelta di Ferrara è di lasciarci come al solito senza speranze, increduli, inermi e imperfetti di fronte al Divino Sculacciatore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7000124497661918971-8870283234297394507?l=davidesada.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://davidesada.blogspot.com/feeds/8870283234297394507/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2009/10/napoli-napoli-napoli-venezia.html#comment-form' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/8870283234297394507'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/8870283234297394507'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2009/10/napoli-napoli-napoli-venezia.html' title='Napoli Napoli Napoli. A Venezia.'/><author><name>deSad</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17799510437157792938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/SwxhkX9U7aI/AAAAAAAAAFs/_PyDJ1fhBlM/s72-c/napolinapolinapoli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7000124497661918971.post-4222350745439216366</id><published>2009-10-02T15:56:00.000-07:00</published><updated>2009-11-24T14:41:54.568-08:00</updated><title type='text'>Ronda bianca</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/SwxhKMxqG1I/AAAAAAAAAFk/FrEUe2OlayM/s1600/ronda.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/SwxhKMxqG1I/AAAAAAAAAFk/FrEUe2OlayM/s320/ronda.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407804080421215058" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ma una Spagna esiste ancora?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" line-height: normal; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Sfrecciavo sudato sull’autostrada tra Estepona e Marbella e mi ricordo come questo interrogativo mi tormentasse costantemente oramai da quasi una settimana. Assieme ad esso riverberava fra le mie tempie, quasi come un campione ripetuto ossessivamente su una base strumentale hip-hop, il famosissimo motivetto dei ‘peperoncini piccanti’ inerente la cali/fornicazione imperante sul pianeta durante il nostro secolo XXI (o era ancora il XX? Magari XXX eh?). Smanettare sul pomello dell’autoradio della mia Seat Ibiza presa a nolo non mi servì a molto, era la musica degli occhi che chiedeva di essere cambiata. La frequenza del mio sguardo era ormai da troppo tempo cristallizzata sulla vista di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;quegli sterminati complessi residenziali fantasma (abitati/acquistati solo per&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;un quarto della loro capacità, mi raccontava l’amico inglese che andavo a trovare laggiù), costruzioni&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;irreali, come calate dall’alto da una mano gigantesca. Di notte. &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Annoiato dalla continua ripetizione degli stessi centri commerciali, luoghi di ristoro, catene alberghiere, che a loop facevano capolino ad ogni uscita della carretera AP-7, optai per un gesto simbolico, una fuga pasoliniana, un atto di ribellione verso l’omologazione della Costa del Sol e svoltai senza una meta verso l’entroterra.&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" line-height: normal; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;Erano le prime ore del pomeriggio, avrei proseguito fino al primo centro abitato di medie dimensioni e, a seconda del tempo di percorrenza richiesto, consumato o meno la cena in qualche taberna del luogo. Macinavo kilometri lasciandomi alle spalle sterminati campi da golf probabilmente lasciati deserti dal credit-crunch globale, aride colline perdute e come quinta un panorama tranciafiato che, complice un vento teso e detergente, mi permetteva di scorgere , come fosse lì ad attendermi pericolosamente dietro la prossima curva, il maestoso promontorio di Gibilterra (probabilmente il prodotto della Natura più misterioso visto durante tutto il soggiorno andaluso). Il primo cartello che incontrai mi indicava che stavo marciando verso la città di Ronda. Non avevo mappe, né dispositivi di navigazione satellitare con me, ero uscito solo per guardare un match di rugby in un pub irlandese del porto di Estepona. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" line-height: normal; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Per una volta felice della mia disorganizzazione cronica, decisi di proseguire per i 44 kilometri che mi separavano da una città di cui ammetto, non conoscevo nulla se non, ovviamente la celebre automobile della Seat prodotta negli anni ottanta e che rappresentava la classica vettura-clone uscita dall’accordo con la Fiat. In questo caso l’alter-ego meccanico era la Ritmo. Intorno a me sempre meno. D’improvviso un cordone di motociclisti esaltatissimi discese la Sierra a velocità sostenuta, ammettiamolo la strada era di quelle invitanti. Con pieghe e accelerazioni ardite in un attimo si fecero puntini fluorescenti che scomparvero nel mio specchietto retrovisore. La radio mi abbandonò, il cellulare non ebbe più (s)campo, l’assenza di segnale si fece totale. Finalmente, integralmente, decalifornizzato.&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Aprii un finestrino nel molle vuoto elettromagnetico e feci gli onori di casa ad un etere insospettabilmente leggero e primordiale.&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Rischiando di sembrare bugiardo e narratore adulterante, decido di non omettere il racconto della visione che mi si mostrò al termine della discesa che mi proiettava direttamente nella vallata di Ronda. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" line-height: normal; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Qual è il vero logo della Spagna odierna?&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il classico simbolo nero disegnato sulle magliette-souvenir in vendita dovunque nella penisola iberica. Ebbene sì, dopo quasi un’ora in totale assenza di forme di vita, un placido e possente toro nero stava da solo in un campo recintato sul bordo della strada. Sembrava quasi mi stesse aspettando da ore. D’istinto pigiai forte i freni e scesi dalla macchina per scattare la più scontata e inflazionata delle foto possibili. Il pio bove era ancora lì, immobile. Rovistai nella borsa, finalmente trovai la camera e … click. Nell’esatto istante dello scatto la bestia decise di voltarsi e di spostarsi verso l’interno del campo. Non si voltò mai più, comunicandomi così tutta la sua pena nei confronti miei e del mio sguardo artistico così poco originale. Tornando in auto rassegnato ma con l’animo di chi ha imparato la lezione, mi accorsi che laggiù davanti a me come una goccia di latte istillata in un oceano di caffè caldo giaceva Ronda. Anch’essa, proprio come come la suddetta lacrima bianca tende a fare nelle tazze di tutti i giorni, è in evidente ed inesorabile espansione, urbanistica. Certo una propagazione decisamente più accettabile rispetto alle follie cementizie già citate, ma pur sempre “ipocrita” nel suo svolgersi attraverso i soliti castelli di Lego finto-graziosi appoggiati dalle solite mani ciclopiche nella più totale oscurità del gusto. Con abile padronanza del freno a motore penetrai come un coltello nel burro del centro storico ma lo lambii appena, decisi infatti di godermi qualche altra vista della cittadina da fuori prima che il tramonto facesse capolino. Mi appollaiai su di una radura in periferia in compagnia delle carezze di una brezza tiepida e secca. Per qualche minuto decisi di lasciare che l’immagine di Ronda s’imprimesse sulla parte esterna delle mie palpebre nel mezzo di una gelatinosa bolla di beatitudine.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" line-height: normal; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Mano nella mano con un cielo virato seppia, procedetti di nuovo verso il cuore di una cittadina che nascondeva un segreto che ancora non conoscevo. Viali puliti, quartieri popolari non impopolari, villette tele-sorvegliate e segnaletica nuova e funzionale;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;la prima impressione fu quella di un mezzogiorno d’Italia potenziale, impoverito cioè della malavita organizzata. Liberatomi di Ibiza, mi incamminai. Ansioso di proseguire, sentii come una forza muta che mi spingeva, un vigore inspiegabile che non mi faceva sentire le stilettate di un’arietta che si faceva sempre più pimpante. La Dama Bianca cominciò a svestirsi e mi mostrò dapprima un parco che da fuori sembrava uno come tanti ma che, sempre grazie al moto irrazionale, percorsi fino alla sua estremità. Prima di giungere sul fondo rimasi quasi pietrificato dagli echi di decenni ormai spenti. Per fortuna la profondità del set che mi si presentò di fronte al termine del giardino fu talmente assoluta da far sembrare irrisorio il precipizio che andavo scavando dentro di me. Assoluta quanto (o proprio grazie al fatto di essere) inaspettata. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" line-height: normal; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Arrivando a Ronda da Marbella non si può immaginare che dall’altra parte della città inizi una valle ancora più bassa tale da porre Ronda in cima ad una sorta di barriera naturale, ipotizzo, funzionale, nei secoli scorsi, agli avvistamenti di nemici provenienti da Nord.&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Sotto di me dunque una muraglia alta centinaia di metri mi separava da infiniti campi sorprendentemente ben coltivati, punteggiati qua e là da cascinotti e gruppi di turisti a cavallo. Al termine della sterminata pianura la chiazza dilatata e arancione di un sole oramai prossimo alla dipartita.&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Convinto di aver compreso cos’era che mi stava attraendo così potentemente e con la baldanza di chi ha appena smascherato un mostro misterioso proseguii verso il centro passando in mezzo a strani e inspiegabili assembramenti di persone palesemente in attesa di qualche cosa. Sì ma cosa? Non poteva essere un matrimonio, i capannelli erano troppo distanti fra loro e gli uomini non avevano la cravatta. In fondo alla strada intravvedo un ponticello che porta ad un’altra zona della città. Un ponte anonimo che avvicino a falcate sempre più ampie per contrastare il freddo fattosi oramai quasi insopportabile. Una volta su di esso, sgrano gli occhi e smetto di respirare. Mi accorgo di essere in cima ad un’interminabile gola di cui non vedo la fine. Letteralmente non riesco a vedere la fine. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" line-height: normal; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Non posso dirmi un viaggiatore di lungo corso, ma nel mio piccolo ho girato molto in tutta Europa (tre interrail e svariate gite, lavorative e di svago), goduto di ampie scorpacciate di Stati Uniti e di sporadiche visite nei continenti restanti, tutti tranne l’Oceania. Mai mi era occorsa una vertigine tanto conturbante. Ecco il vero segreto che custodiva la Dama sotto il suo vestito lattescente. Un immenso taglio, invisibile da qualsiasi angolazione, che improvvisamente scompone in due la città. Un abisso oserei dire, vaginale, sul fondo del quale ipotizzo scorra un corso d’acqua impossibile da vedere da quanto è sprofondato. Sulle pendici dell’interminabile &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;canyon&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, vegetazione di ogni tipo e squarci dai quali fuoriuscivano fiotti d’acqua azzurrina che pagheresti oro per poterla bere.&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" line-height: normal; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;Le case di Ronda viste da qui mi ricordarono le zolle di zucchero che stanno in cima a un gigantesco panettone mandorlato tagliato a metà. Sarà per la metafora culinaria che mi girava per la testa ma di lì a poco iniziai ad essere bramoso di cibo.&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Mentre proseguivo il cammino verso l’altra metà della città giurai a me stesso che non avrei mai più usato la funzione “Panoramio” di Google Maps, che non avrei più comprato guide turistiche illustrate e infine che non avrei più partecipato a quelle cene di settembre in cui gli amici ti mostrano le foto (se sei fortunato) o i video (se lo sei meno) delle vacanze appena trascorse. La potenza del sussulto che provai su quel ponte mi cambiò per sempre. Chiudo velocemente, dando poco spazio a quello che mi accadde nel prosieguo della serata per non rendere queste parole ulteriormente retoriche e inverosimili.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" line-height: normal; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Nell’altra fetta del mandorlato mi attendeva ferma ma scaldante i suoi motori, un’incantevole processione religiosa composta da, in successione: due dozzine di ballerine di flamenco in abiti bianchi a pois verdi, una ventina di adolescenti sbandieranti, il sindaco di Ronda gridante e incitante, una decina di donne che sorreggeva una Madonna scintillante (l’oggetto degli incitazioni del sindaco scampanante), svariate coppie danzanti in abiti scuri, una gruppo di chitarriste (sì solo donne) dai capelli lunghi e neri e infine una banda composta da ragazzini seri e non emozionati. Ecco cosa aspettavano quelle persone all’inizio del paese. Intorno una non-folla tranquilla e fotografante che faceva sembrare il tutto quasi più una festa privata che una sagra. Ero probabilmente l’unico forestiero, infatti a un certo punto smisi di seguire il corteo tanto mi sentivo di troppo. Tra i boati dei fuochi artificiali, mi ritirai in una locanda per il quotidiano rifornimento di boquerones e jamon iberico di Bellota, circondato anche qui da infanti tutti in vestiti tradizionali che, nell’incuranza totale di genitori alticci, mi stuzzicarono per circa mezzora colpendomi la schiena con le loro bandierine di Ronda agitate alla maniera delle majorettes. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" line-height: normal; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Due giorni dopo sull’aereo che mi riportava a Milano, verso ronde molte più scure purtroppo, una donna seduta accanto a me teneva in mano una copia della Routard dedicata all’Andalusia. Sulla copertina, ovviamente,&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;tante zolle di zucchero.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7000124497661918971-4222350745439216366?l=davidesada.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://davidesada.blogspot.com/feeds/4222350745439216366/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2009/10/ronda-bianca.html#comment-form' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/4222350745439216366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7000124497661918971/posts/default/4222350745439216366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://davidesada.blogspot.com/2009/10/ronda-bianca.html' title='Ronda bianca'/><author><name>deSad</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17799510437157792938</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_-WyqEuRgCac/SwxhKMxqG1I/AAAAAAAAAFk/FrEUe2OlayM/s72-c/ronda.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
